1991 Diploma di Maturità d’Arte applicata sezione "Arte del legno" presso l’istituto d’Arte di Oristano.Sito Web: http://www.istarteor.it/

1996 Diploma di Accademia di Belle Arti di Urbino, sezione "Decorazione", argomento della tesi: ”Arte povera”, relatore: Prof.Alessandro Petromilli. Docente del corso l'artista Bruno Ceccobelli.Sito Web: http://www.accademiadiurbino.it/

 

Finestre sull'io. Guardando i quadri di M. Melis si ha l'impressione di essere improvvisamente approdati su terre ignote, abitate da " curiosi" esseri e di averli sorpresi nell'istante di una tela. Ci si sente piacevolmente intrusi, alieni fino al punto che il rapporto osservatore/osservato sembra invertito a marciare in ambo i sensi. Ci si sente indagati dalle loro posture, dai loro tangibili silenzi, dal contrasto inquietante che oppone colori vivaci ad enigmatiche presenze. Le sue opere si pongono come epifanie del suo animo, come luoghi cromatici simbolici dove meglio concretizzare il suo gesto espressivo. A tale scopo, la tela perde la valenza di "contenitore " prediletto destinato ad accogliere la personalità dell'artista e qualunque tipo di supporto o materiale, viene distratto dal suo uso comune e piegato all'esigenza di esprimersi e di creare percorsi individuali e necessari del suo proprio modo di esserci. Così anche un oggetto all'apparenza insignificante come la busta del pane, può diventare soglia di accesso ad un'altra dimensione. A questi "non-luoghi" interiori egli accede seguendo un'esigenza spontanea, secondo un processo che non lascia spazio alla razionalità. È come se il suo sguardo cogliesse per caso indizi fortuiti e li indagasse fino a precipitarvi dentro. Affiorano così mondi interni, pianeti fluttuanti, che traggono nutrimento e linfa vitale della sua stessa immaginazione, fino a quasi godere di vita propria. Le sue sono cristallizzazioni di forme di vita sconosciute che consumano al suo interno una propria autonoma esistenza; squarci del suo animo che improvvisamente si aprono davanti ai suoi occhi, lasciandolo unico e primordiale testimone di visioni privilegiate, manifestazioni organiche di una forma primaria di comunicazione. Una modalità compositiva dunque che assomiglia ad una rivelazione, ad un'implosione interna, che al pari di una reazione chimica imprime il suo animo fotosensibile materializzando questi incontri in contrasti di forme e colori.Melis si fa così protagonista di una sorta di "voyeurismo" che ha come oggetto la sua stessa identità/alterità, il suo stesso animo che attentamente indaga, ma da cui è di riflesso indagato. Un doppio interiore, a sé stante, la cui autonomia sembra in alcuni lavori ben espressa dalla tensione dei corpi irrigiditi nell'atteggiamento di chi osserva, ma rimane in allerta perché consapevole di essere a sua volta osservato e quindi raggiungibile.

Il risultato è una fusione paradossalmente perfetta tra un sé e un altro da sé, che non lo contrasta ma lo prolunga e completa. È come se i suoi lavori fossero un riflesso speculare e complementare del suo doppio più intimo e dei suoi molteplici stati d'animo. Di cui i colori sono un'eloquente metafora. Colori acidi, dissonanti, dal cui potere ipnotico ci si sente inevitabilmente rapiti. Si è investiti da un senso di smarrimento che non è mai totale o "a rischio tanto che anche di fronte all'evidente diversità che i corpi incarnano, emerge lentamente un curioso senso di famigliarità. Soffermandosi più attentamente in questi suoi luoghi si avvertirà come queste magiche atmosfere lunari, riecheggino, in maniera del tutto inconsapevole e rielaborata, certi paesaggi della sua terra la sardegna, ma più precisamente del campidano oristanese, dove è nato e cresciuto. Immagini protette, che ora formano i suoi orizzonti interiori. I volti stessi di queste singolari creature, richiamano in modo del tutto personale alle maschere dei Mammuttones tipiche della tradizione sarda. Rimandi che difficilmente possono definirsi richiami intenzionali a riferimenti conosciuti e quindi più facilmente fruibili. Le sue rielaborazioni, rispondono a logiche interne e necessarie che hanno elevato queste forme e questi colori a contenitori ideali della sua essenza. È un virtuale proseguimento dove il tempo sospeso della memoria si mescola interagendo, con il fluire del quotidiano, nella prospettiva di conquista di un diversa soggettività. I sui quadri si vengono così organizzando come terreno elettivo per una nuova perimetrazione della sua identità, vocaboli visivi destinati a veicolare la propria personale ricerca che sembra indirizzata verso un luogo e una direzione ben precisa della sua complessità. Un luogo esperenziale che stimola la conoscenza, un percorso in cui il punto di partenza e quello di arrivo, sembrano sovrapporsi in una tensione tutta particolare, che non fa che alimentare ulteriormente il circuito creativo dell'artista.

 

D. de Peppe.